(Testo pubblicato sul catalogo della mostra nella galleria Sala Maior, in Giugno del 2000 ad Oporto).
Pittura in sordina.
Oporto, 2000 Laura Castro.
La pittura di Maurizio Lanzillotta presentata nella Sala Maior si compone di un insieme coerente di oli su tela - realizzati con una tecnica poco ortodossa e per nulla accademica - riguardanti la figurazione del volto umano.
Questo sarebbe come cominciare dalla fine, poichè la percezione del volto può perfettamente essere l'ultima cosa che succede quando si contemplano queste opere. Propio per questo fatto, il testo si articola come l'opera che ha per oggetto: le tele di Lanzillotta vanno situate in una zona enigmatica che, pur non esistendo prospettiva di profondità, affiora nei confini del quadro; il quale si colloca, in tutti i casi, oltre la sua apparenza immediata.
Per l'apparente rifiuto della profondità - eccettuando gli effetti prodotti dalla predilezione per alcune ombre e certi riflessi - questa pittura dovrebbe essere di superficie. Invece tutto succede, a proposito, dietro di questa, in un'area lontana, come se la superficie fosse di un notevole spessore, formato da strati successivi, alcuni dei quali permettono la visione, altri che la ostacolano. Lanzillotta fa parte di quel lignaggio di artisti che amano sfidare l'osservatore, sconfiggerlo a volte e, comunque, confondere la sua percezione. I materiali usati "smaterializzano" e la rappresentazione è un processo per occultare.
Se avessimo cominciato dal principio il risultato sarebbe potuto essere questo: la pittura di Maurizio Lanzillotta presentata nella Sala Maior si compone di un insieme, visualmente molto efficace, di oli su tela - realizzati con una tecnica poco ortodossa e per nulla accademica - il cui elemento comune è l'utilizzazione di campi luminici di notevole effetto e di aree di colore pienamente risolte. Questa pittura rifiuta qualunque lettura plastica, come la facile interpretazione della forma, a meno che non si tratti del suo carattere "spettrale". Il lavoro, creato attraverso risonanze che sorgono come fantasmagoriche allucinazioni, si sviluppa come una ricerca sulla luce ed il colore, sulla trasparenza e sull'opacità, sul visibile e l'invisibile e sulla capacità della pittura di produrre qualcosa che realmente esista. L'investigazione (ontologica?) di Maurizio Lanzillotta include allo stesso tempo l'aspetto materiale della pittura e quello metafisico. Pittura tecnicamente e poeticamente rinnovata.
Che dopo tutto questo si indovini il volto, finisce per trasformarsi in un mero pretesto. Le forme humane sono presenti come eco di un volto assente. Non necessariamente di un volto esistente. Il pittore ha percorso dapprima diversi volti, li ha sottoposti ad una frammentazione, poi ad un montaggio aleatorio fino ad ottenere una figurazione inedita. Ad alcuni di quei volti gli ha concesso la possibilità di uno sguardo - sempre in una direzione precisa; ad altri, un'espressione violenta; ad altri ancora, dei punti d'oro. Tutti sono avvolti da un'aura di stranezza, di inquietudine, di santità e di maledizione.
Il disgregamento dell'immagine ha avuto innumerevoli adepti nello sviluppo estetico dell'arte europea ed è accaduto in varie correnti artistiche. Se nelle tendenze più formaliste si assistì alla decostruzione e all'informale, nelle correnti di accento più lirico - dove potremmo situare a Lanzillotta - si assistì alla diluizione ed alla attenuazione dei tratti rappresentativi, forma ideale di risvegliare la suggestione.
Il lavoro anteriore del pittore rivela che l'idea di struttura era presente in quelle linee ortogonali di colore che progressivamente si sfumavano fino a portarlo a cambiare di piano visivo. Il dissolversi della rappresentazione e la maggiore esigenza che è richiesta all'osservatore, sembrano annunciare una certa diffidenza nei confronti dell'arte che si pratica: la pittura.
Torniamo al volto. Il corpo umano è presente nell'arte contemporanea come non mai. Non tanto per la quantità delle sue rappresentazioni - che pur furono il suo oggetto principale, almeno fino al Modernismo - quanto per la "proibizione" della sua integrità. Metafora di un universo organizzato e regolato, manifestazione del caos invasore, espressione tautologica della presenza dell'artista, espiazione di anni ed anni di bellezza incorrotta, il corpo muove l'arte attuale. Capelli, membra, organi sorgono separati dalla loro condizione umana per integrare nuovi oggetti. Lanzillotta non si inscrive in questo movimento per insistere su di un volto concreto poichè, allo stesso tempo che lo manifesta, ne nega l'identificazione. E ci ritroviamo parlando di una città che non abbiamo mai visitato o di un libro che non abbiamo mai letto o di un quadro che non riconosciamo.
Muniti di sordina, certi strumenti musicali attenuano le vibrazioni prodotte dalle loro corde o soavizzano il suono emesso. La pittura che ci troviamo davanti sembra contenere elementi che imitano questo effetto. Prevalenza del formato quadrato; cromatismo contenuto; semplicità nella composizione; concentrazione nel motivo scelto; sordina per diluire l'immagine.
Al Margine (la fotografia e la pittura)
È curiosa la preoccupazione dell'artista nei confronti delle fotografie che riproducono il suo lavoro nel catalogo, per il fatto che alcune rivelano allo spettatore aspetti dell'opera che oltrepassano i limiti imposti dal pittore.
Ci fu un tempo in cui il pubblico (più che i pittori) si preoccupò e fu diffidente nei confronti della fotografia, competitrice arrivista della nobile pittura. Seguirono tempi in cui la fotografia fu considerata come un valido strumento dei pittori che, chiusi nei loro studi, ricorrevano all'immagine fotografica per finire i loro schizzi fatti dal vivo.
Maurizio Lanzillotta ricorre alla fotografia prima di cominciare l'opera: parte da istantanee di volti che può frammentare e ricomporre a suo piacere nella pittura. Però diffida di questa nella "post-produzione", cioè teme che la fotografia possa alterare la pittura al riprodurla, pichè il meccanismo fotografico rivela più di quanto gli interessi. La fotografia diventa un tradimento alla pittura dopo averla servito.
Si osservano alcuni lavori di Maurizio Lanzillotta dal vivo, se ne analizzano altri sullo schermo del computer, si aspetta la sua presenza nella Sala Maior per smentire tutto ciò che è stato detto o per confermarlo, in tal caso con la soddisfazione di chi firma questo testo.
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